Antonello Rubbè

Antonello Rubbè


Quante volte nella vita ci mettiamo a fantasticare sul pesce che desidereremmo pescare? Stiamo lì a pensare che un giorno, prima o poi, ci troveremo davanti ad un qualcosa di più grande di noi, senza sapere se saremo in grado di gestire una situazione del genere…
E’ stato anche un tema affrontato nell’ultimo incontro avuto con tutti i ragazzi, amici conosciuti solo via web, persone a cui finalmente dare un volto.
Lanciare insieme a loro, vedere con quanta cura affinano alcuni particolari, i nodi, gli artificiali da osservare prima di lanciare. Li vedi e pensi “domani questi ragazzi ti sbatteranno sul forum dei pesci che tu solo ti sogni”. Questo è il genere di pensieri che passano per la mente, ed è una cosa positiva, sana, che ti restituisce una determinazione feroce. Ti trovi lì a vedere la loro tecnica già bella e pronta mentre tu ti ritieni ancora grezzo, quasi goffo.
Due anni son trascorsi dall’ultima vera conquista, mesi e mesi passati a chiedersi dove sbagli, cosa ti manca veramente per trovarti davanti al PESCE DELLA VITA.
Passi così giorni, settimane, mesi a guardare video, mettere in pratica ciò che vedi, ma pensi che sia giusto camminare con le proprie gambe, seguire il proprio istinto, pescare “a modo tuo”.
Arriva così quel giorno in cui fai tutto con estrema cura. Passi un’ora a reimbobinare la treccia sul mulo, osservi i nodi tra terminale e trecciato, quello sul moschettone.
Sei pronto, si va, dopo aver letto le condizioni atmosferiche, maree, condizioni del mare. Arrivi sullo spot e ti trovi dinanzi al Paradiso. Silenzio assoluto rotto solo dal rumore delle onde che arrivano sul bagnasciuga. E’ una fortuna per chi vive a due passi dal mare trovarsi di fronte ad uno spettacolo del genere, non riesce mai a stancarti e quando lasci tutto questo per giorni ne senti la mancanza, come un drogato in crisi d’astinenza. Una cosa che solo MALATI come te possono capire, non ci riescono mogli, fidanzate, amici comuni che pensano solo ad un tuo ricovero alla neuro quando ti vedono uscire col freddo che taglia il viso in due.

I primi lanci servono per sondare i punti a te più vicini. Sequenza a raggera, cercando di indovinare l’esca giusta, il colore adatto.
Lanciando poi più lontano e jerkando nella maniera “naturale” ti accorgi che il filo non aderisce perfettamente alla bobina. Aver sbobinato tutta la treccia, messa a mollo in acqua tiepida non ha sortito l’effetto sperato…Mentre una crisi di nervi monta devastante, pensi solo a rilassarti, a vedere come riuscire a trascorrere una giornata senza pensare all’ennesima sconfitta.
Si cerca l’alternativa, la jerkata innaturale da sinistra a destra e dopo un po’ il braccio inizia a dolere. Ad un tratto si materializza del pesce foraggio che salta impaurito fuori dall’acqua. E’ il momento, si accende una lampadina, cambi artificiale e…speri…
Sul l’ennesimo lancio arriva la botta, bestiale, potente, incredibile. Ti colpisce come una scossa elettrica e a quel punto devi dimostrare di esserci. La ferrata è istantanea e stavolta non ti sorprende come avvenuto l’anno precedente: C’è! Passa un minuto lungo, lunghissimo con una prima fuga e tu che cerchi di tenerla a bada. La frizione canta, ma è perfettamente tarata. Ecco che spunta la coda fuori dall’acqua: PAZZESCA! ENORME!
PANICO! Sei da solo contro il pesce in abbigliamento inadeguato, senza waders, senza guadino, lo spot è infame e pensi di non farcela. Realizzi che alla tua sinistra c’è un barlume di speranza che si materializza con le sembianze di un banco di sabbia sulla riva, l’unica speranza. Allora nasce l’idea insana di percorrere quei 100 metri come se portassi un cane al guinzaglio: via, PROVACI! Sono i minuti più lunghi della tua vita da spinner, un occhio alla fine del terminale e vedi quegli occhi attraverso l’acqua limpida, la sua pinna dorsale fuori dall’acqua mostra un predatore che diventa preda, Son passati quasi 10 minuti dalla ferrata e sei giunto a destinazione, adesso viene la parte più difficile: “Come salparla?” Cerchi di accompagnarla con l’ondina di 15 cm scarsi, si adagia sulla sabbia ma la risacca la riporta indietro. Devi deciderti in fretta!
La canna ha un’azione morbida ed evita di strappare, ma devi rompere gli indugi: VIA; IN ACQUA CON TUTTI I VESTITI. La porti a riva e le ancorette si staccano dal pesce. Un brivido percorre tutta la schiena ma oramai è lì! Inizi a ridere come uno stupido e l’abbracci gettandoti addosso a lei. La guardi, l’accarezzi e ti siedi lì accanto.

foto di Antonello Rubbè

Foto di Antonello Rubbè

L’adrenalina è talmente alta che senti il cuore pulsare sulle tempie. Tremi come una foglia mossa dal vento. Osservi il mare per 5 minuti fumando una sigaretta………

foto di Antonello Rubbè

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Grazie.
Il mare, avaro, ti ha saputo ricompensare per tutti quei pesci che gli hai restituito in questi due lunghi, lunghissimi anni.
Da domani si ricomincia………..

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Foto di Antonello Rubbè

 


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